Cañón p r o j e c t - Archivio

Movimenti Campesinos

Campesinos

Venustiano Carranza, Chis. – segnalato come agitatore di un probabile movimento armato nel 2010 in Chiapas, José Manuel Hernández Martínez, Chema, sapeva che prima o poi  per lo meno, sarebbe tornato in prigione e nella peggiore delle ipotesi assassinato in un agguato, come molti cadui a suo lato.

Da 25 anni, da quando usci’ di prigione nel 1984 sotto l’amnistia del governo Messicano, Chema, sospettato dai servizi segreti del governo federale (la sezione II “Inteligencia Militar” ed il centro di Investigazione e Sicurezza Nazionale (CISEN)), seguirono sempre i suio movimenti.

Incursioni militari in piena luce del giorno, incursioni notturne del gruppo d’elite dell’Esercito nella montagna vicina e sorvoli militari sopra il loro villaggio sono diventati  di routine in questa piccola comunita’ di 70 famiglie  da 10 anni a questa parte.

Questo Chema lo sapeva, per questo motivo era sempre in fuga. Sapeva che volevano catturarlo, sapeva che l’omincidio sarebbe  stata la peggiore  delle cose che gli potessero accadere. Qualcosa di cui non sente affatto la nostalgia, considerato che sin dagli anni settanta vide cadere morti molti dei suoi compagni di lotta, incluso molti altri scomparsi “desaparecidos”.

“…non ci sono dispersi perche’ entrati in clandestinita’ o nella guerriglia, No. I dispersi  furono fatti scomparire dal governó”, accusa.

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Lider Della organizzazione Campesina Emiliano Zapata-region Carranza (OCEZ-RC) sa che da sempre lo hanno relazionato al gruppo armato, come  da sempre lo hanno relazionato al Partito Revolucionario Obrero Clandestino Union del Pueblo (Procup), l’Esercito Zapatista di liberazione nazionale (EZLN) ed all’Esercito Popolare Rivoluzionario (EPR).

“ .. da sempre mi hanno legato ad un gruppo armato, prima mi dicevano che ero del PROCUP, poi mi accusavano di far parte del EPR. Sempre mi hanno shedato in questa maniera, pero’ la nostra lotta ha sempre proceduto per una via civile e pacifica, mai militare “ espone Chema.

Chema, e’ cresciuto in una regione dove tutte le terre comunali erano in mano di padroni e proprietari terrieri che le espropriavano cosi’ che, nel 1969 inizio’ la lotta degli indigeni “Tostsiles” per recuperare le loro terre.

Ricorda che la unica occasione in cui i suoi compagni presero le armi fu quando realizzarono che sarebbe stata una soluzione necessaria per affrontare uomini armati, nel contesto del recupero delle terre. Ricorda che prima di loro, con la stessa velocita’ in cui i “padroni” si appropriavano delle terre invase, altrettanto velocemente le guardie bianche  arrivavavno  a colpi di pallottole cacciandoli dalle loro proprieta’.

Pero’ erano armi di Piccolo calibro, como la 22, armi da caccia, mai furono utilizzate di altro calibro, dice Chema.

All’eta’ si 25 anni nel 1975 prese parte all’organizzazione, fu un braccinte della famiglia  caciquil di cognome Albores nella Region Manuel Hernandez de la Torre, poi in seguito costretto a  fuggire si converti’ in un perseguitato politico.

Dietro l’operativo dell’Esercito, Chema era stato arrestato per 15 giorni nel 31 (Zona Militare) ed in seguito liberato.

Il Chema ora conduce una vita austera nella comunita’ 28 di Junio, nella poverta’, in una piccola casa a blocchi di cemento. Il poco che possiede dice, gli deve essere sufficiente per vivere e sopravvivere ai suoi 55 anni.

In questo posto dove vive Chema, (una tenuta di 210 ettari chiamata “El Relleno), fu invasa nel 2000 dietro alcuni sfratti con la mediazione del goverdo di stato, infine poi nel 2001 fu riscattata al proprietario per essere ceduta ad una settantina di campesinos ed alle loro famiglie della OCE, per alcuni fu costruita anche una propria casa , fondando il frazionamento denominando “28 de Junio”.

Qasi non saliva da questo frazionamento quando fu catturato le mattina del 30 settembre, da agenti statali ministeriali travestiti da laboratorio CFE.

Era la quarta occasione che cadeva catturato. Nel 1983, poi nel 1985 fu anche recluso ed accusato di espropriazione ed altri delitti derivati dall’invasione delle terre.

Adesso il padrone si e fortificato, si e’ dovuti affrontare Jesus Alejo Orante Ruiz, amico ed alleato politico del governatore Juan Sabines Guerrero.
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Orantes Ruiz, e figlio di Carmen Orantes, un vecchio capo morto da un anno all’eta i 97 anni, durante i quali ha contribuido ad allargare la lista di nomi e delle fotografie nell’altare Della Casa de Popolo.

Chema insiste che questa ribellione per affrontare i padroni e recuperare le proprie terre lo hanno legato al gruppo armato clandestino ,ed inoltre ultimamente lo hanno accusato anche di correlazione con il narcotráfico , tratta di persone ed altri delitti.

Riferisce che e’ ancora viva l’esperienza delle armi e che non vuole optare per la stessa via, nel 1973 molti dei suoi compagni si unirono alla clandestinita’ nella Liga Comunista “23 de septiembre”pero’ ebbreo una cattiva esperienza durante la repressione e tre di loro tuttora rimangono dispersi.

Segnala che non ha mai tenuto impegni con nesun gruppo armato, solo negli anni ottanta quando gli indigeni stavano cominciando a organizzarsi nella selva, furono invitati a partecipare ad un movimento armato che si stava anch’esso preparando, ma non accettarono l’invito ai mezzi militari, seguirono una via civile e pacifica.

Inoltre fu per invito dello stesso gruppo della Selva ,públicamente conosciuto come Alianza Nacional Campesina ed Indigena Zapatista (ANCIEZ), che  parteciparono in quella memorabile marcia dei 500 anni di resisteza indigena, nera e popolare, il 12 di ottobre del 1992 in S.Cristóbal de Las Casas.

Ricorda che furono membri del OCEZ quelli che in quel giorno demolirono la statua di Diego de Mazariegos nel parco di S.Domingo congelata in quell’immagine emblematica del fotografo Antonio Turok.

Due anni piu’ tardi, Chema disse che il gruppo sapeva che avrebbero agito pacificamente.

“…decidemmo di non participare al movimento armato perche’ non avevavmo la preparazione sufficiente per resistere, perche’ a quel tempo era pressante la richiesta delle comunita’ che stava morendo di fame, e l’EZLN diceva che la lotta per la terra sarebbe stata una perdita di tempo, quello che volevano era rovesciare il governo ed il suo esercito, poi in seguito risolvere il tema delle terre”.

Con il EPR non abbiamo tenuto contatti. Da vari anni per la quarta occasione sono stato nel penitenziario, un giorno nel penitenziario di Amate ed un’altro nel penitanzirio El Rincon,Tepic, Nayarit.

Nel tentativo di salvarlo, i suoi compangi furono vittima di un incidente in auto, fra quelli che vi viaggiavano ,due morirono lasciando vedove  ed orfani, un’altro segue in convaescenza con pericolo di danni permananti.

Fu la pressione politica di compagni di altre organización socali ed organismi internazionali che alla fine fecero in modo che il governo del Chiapas  cedesse e liberasse i compagni detenuti, nel passato martedi alle prime ore dell’alba.

“…gli agenti della polizia del Chiapas mi portarono nella prigione di Tepic, nel quotidiano Reforma , fu pubblicata una notizia per lo piu’ diffamatoria , mi dissero di vedere quello che era stato scritto, con questo mi avrebbero fottuto” ricorda Chema.

La campagna contro di lui e contro la sua organizzazione, dice, fu molto intensa, segue pero’ libero, unito ad altri due suoi compagni che furuno anche essi catturati, José Manuel Hernández de la Torre e  Roselio de la Cruz González.

Dopo essere uscito di prigione Chema non si dette per  vinto e si uni’ ai suoi compagni che continuavano la manifestaione nella piazza Della cattedrale di S.Cristobal de Las Casas ed un’altro gruppo nelgi uffici delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP)

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Per ora hanno programmato di avvicinarsi al governo e negoziare. Il loro obiettivo e quello di raggiungere un tavolo di dialogo con mediatori come  l’arcivescovo Samuel Ruiz.

Soprattutto chiedono la cancellazione degli 11 ordini di arresto che pendono sopra i suoi compagni ed anche la verifica delgi accertamenti che pesano sopra Chema, tutti reati derivanti da occupazione di terreni.

Chema dice che se il governo vuole prevenire una Rivolta armata nel 2010 deve sradicare la poverta’ e l’emarginazione, accogliere la domanda sociale delle organizzazioni sociali, risolvere il problema agrario, perche’ a 100 anni dalla rivoluzione Messicana le richieste rimangono le stesse.

E con quale metodo “con la repressione” ?

il governo non risolvera’ nulla, provochera’ solo la crescita di  gruppi di scontenti” che dicono di aver cominciato a manifestarsi in tutto lo stato e nel paese.


Giornalista

ISAÍN MANDUJANO

(Proceso)

Venustiano Carranza, Chis.- Señalado como agitador de un probable movimiento armado en el 2010 en Chiapas, José Manuel Hernández Martínez, Chema, sabía que tarde o temprano, por lo menos, volvería a caer en prisión, el peor escenario: que fuera emboscado y asesinado, como han caído muchos a su lado.

A lo largo de 25 años, desde que salió de prisión en 1984, amnistiado por el gobierno mexicano, Chema, cargó con la sospecha de los servicios secretos del gobierno federal, la Sección II de Inteligencia Militar y el Centro de Investigaciones y Seguridad Nacional (CISEN) siempre le han pisado los pasos.

Incursiones militares a plena luz del día, incursiones nocturnas de grupos de élite del Ejército en las montañas cercanas y sobrevuelos militares sobre su poblado se han hecho rutina en esta pequeña comunidad de 70 familias desde hace no más de 10 años.

Eso lo sabe Chema, por eso  siempre andaba a salto de mata. Sabía que querían capturarlo. Sabía que el asesinato era el peor momento que podría ocurrirle. Algo que no le extrañaría cuando desde los setentas ha visto caer muerto a muchos de sus compañeros. Incluso muchos otros fueron desaparecidos.

“No que hayan desaparecido porque se fueron a la  clandestinidad, a la guerrilla. No. Fueron desaparecidos por el gobierno”, acusa.

Líder de la Organización Campesina Emiliano Zapata-Región Carranza (OCEZ-RC) sabe que siempre lo han ligado a grupos armados como  ligado el Partido Revolucionario Obrero Clandestino Unión del Pueblo (Procup), el Ejército Zapatista de Liebración Nacional (EZLN) y el Ejército Popular Revolucionario (EPR).

“Siempre me han ligado a grupos armados, antes me decían que era yo del PROCUP, luego me acusaban de ser del EPR. Siempre he cargado con ese estigma, pero nuestra lucha siempre ha sido la vía civil y pacífica, nunca la militar”, expone Chema.

Chema creció en una región donde todas las tierras comunales estaban en manos de caciques y hacendados que la explotaban por lo que en 1969 inició la lucha de los indígenas tostsiles por “recuperar”  su tierras.

Recuerda que cada líder que nombraban era asesinado, por lo que luego tomaron la decisión de formar una dirección colectiva, pero tampoco eso frenaba los asesinatos perpetrados por guardias blancas o pistoleros de los terratenientes.

Refiere que las únicas ocasiones en que sus compañeros tomaron las armas, fue cuando se dieron cuenta que era necesaria para enfrentar a los pistoleros, en el marco de la recuperación de la tierra. Recuerda que antes de ello, tan pronto como tomaban las tierras que invadían llegaban las guardias blancas y a punta de balazos los echaban de ellas.

“Pero eran armas de bajo calibre, como la 22, armas de caza, jamás fueron armas de alto poder”, dice El Chema.

A los 20 años en 1975 se metió a la organización de activista, pegando volantes y otras actividades políticas. Pero no fue sino hasta 1976 cuando Chema se metió decididamente a la lucha social. Fue en ese año cuando el Ejército Mexicano atacó la Casa del Pueblo, sede de la OCEZ en este poblado.

Su padre -quien antes de ser líder de la organización fue un jornalero de una familia caciquil de apellido Albores en la región- Manuel Hernández de la Torre, tuvo que huir de la región y se convirtió en un perseguido político.

Tras ese operativo del Ejército, Chema estuvo 15 días arrestado en el 31 ZonaMilitar, pero fue liberado.

El Chema tiene ahora una vida muy austera en la comunidad 28 de junio, casi rayando en la pobreza, en una pequeña casa de tabiques de concreto.  Lo poco que tiene dice, le basta para poder vivir y sobrevivir a sus 55 años.

Es en ese lugar donde se ubica la casa de Chema, un predio de 210 hectáreas llamado El Relleno,  que invadieron en el año 2000 y tras algunos desalojos, con la mediación del gobierno del estado, por fin en el 2001 fueron compradas a la dueña para ser dotadas a unos 70 campesinos y sus familias de la OCEZ, a quienes también les construyeron sus casas para fundar el poblado 28 de junio.

Es su centro de arraigo, casi no salía de ese lugar hasta que fue capturado  la mañana del 30 de septiembre por policías estatales ministeriales disfrazados de trabajadores de la CFE.

Era la cuarta ocasión que caía preso. En 1983 y luego en 1985, también fue recluido y acusado por despojo y otros delitos derivado de las invasiones de tierras que hacían a los caciques de la región.

Ahora el cacique más fortalecido en la región y al que ha tenido que enfrentar es Jesús Alejo Orantes Ruiz, amigo y aliado político del gobernador Juan Sabines Guerrero.

Orantes Ruiz, es el hijo de Carmen Orantes, un viejo cacique de horca y cuchillo que murió hace un año a los 97 años de edad y a quien le adjudican los campesinos haber hecho larga la lista de nombre y fotografías en el altar de la Casa del Pueblo.

Chema insiste que es esa rebeldía por enfrentar a los caciques y recuperar sus tierras es que los han ligado a grupos armados clandestinos y más recientemente los han acusado de estar ligados al narcotráfico, al tráfico de personas y otros delitos.

Refiere que la experiencias les había quedado y no querían optar por la vía armada, pues en 1973 muchos de sus compañeros se fueron a la clandestinidad en la Liga Comunista 23 de Septiembre, pero tuvieron una mala experiencia con la represión y  tres de ellos siguen desaparecidos.

Señala que nunca ha tenido compromiso con grupo armado alguno, que sí, en los años ochentas indígenas que se empezaban a organizar en la selva los invitaron a participar en un movimiento armado que se gestaba, pero que nunca aceptaron la invitación por esa vía militar pero sí por la vía civil y pacífica.

Incluso , fue a invitación de ese grupo en la Selva que públicamente se conocía como Alianza Nacional Campesina e Indígena Zapatista (ANCIEZ), participaron en aquella marcha memorable de los 500 Años de resistencia indígena, negra y popular, el 12 de octubre de 1992 en San Cristóbal de las Casas.

Recuerda que fueron miembros de la OCEZ los que  ese día derribaron aquella estatua del Diego de Mazariegos en el parque de Santo Domingo y que congeló en su emblemática imagen el fotógrafo Antonio Turok.

Dos años más tarde, Chema dice que sabrían que ese grupo con que el que actuaban por la vía pacífica era el EZLN, a quien luego apoyaron y siguen apoyando todos eventos políticos civiles.

“Decidimos no participar en el movimiento armado porque no teníamos la preparación ni la conciencia suficiente para resistir, porque había en ese momento demandar urgentes de las comunidades que se estaban muriendo de hambre, y el EZLN decían que la lucha por la tierra era perder el tiempo, ellos lo que querían era acabar con el gobierno y su Ejército, y luego ver lo de la tierra”, reseña.

“Con el EPR no hemos tenido contacto. Hace varios años, en los 80, a través de la Coordinadora Nacional Plan de Ayala tuvimos contacto con el doctor Martínez Soriano, luego de su encarcelamiento nuestro compromiso fue luchar por su libertad, pero no había una relación más allá de eso, no pertenecimos al Procup. A partir de ahí dicen que somos parte pero no es así”, menciona Chema.

Capturado el 30 de septiembre, Chema fue llevado a prisión por cuarta ocasión. Estuvo unos días en el penal de El Amate y otros más en el penal de El Rincón, en Tepic, Nayarit.

En el intento por rescatarlo, sus compañeros sufrieron un accidente en la camioneta en la que viajaban y dos murieron y dejaron viudas y huérfanos, uno más sigue hospitalizado y con riesgo de discapacidad alguna permanente.

Fue la presión política de sus compañeros, de otras organizaciones sociales y organismos internacionales que por fin hicieron que el gobierno de Chiapas cediera y los liberara el pasado martes 24 por la madrugada.

A Chema lo acusaron de tener ligas con Los Zetas, con una banda de secuestradores llamado Los Pelones, con tráfico de drogas, con el decomiso de un arsenal.

Incluso el gobierno filtró a medios y periodistas supuestos “informes de inteligencia” en el que se le acusaba de ser un peligroso personaje que preparaba ataques para el 2010.

“Policías de Chiapas, me llevaron a la cárcel de Tepic, el periódico Reforma donde salió algo por demás difamatorio y me dijeron que viera lo que había salido publicado y que con eso me iban a chingar”, recuerda Chema.

La campaña dice fue muy intensa contra él y su organización, pero finalmente quedó libre, junto a dos más de sus compañeros que también fueron capturados, José Manuel Hernández de la Torre y Roselio de la Cruz González.

Pero al salir de prisión, Chema no se siente doblegado y se ha sumado a sus compañeros que siguen en plantón en la plaza de la catedral de San Cristóbal de Las Casas y otro grupo en poder de las oficinas del Programa de Naciones Unidas para el Desarrollo (PNUD).

Ahora han planteado acercarse al gobierno y negociar. Para ello han expuesto hasta una mesa de diálogo con mediadores como el obispo Samuel Ruiz.

Pero sobre todo piden el cancelación de las 11 órdenes de aprehensión contra sus compañeros y las 17 averiguaciones previas que dicen pesan contra Chema, todos por delitos derivados de las tomas de tierras.

Chema dice que si el gobierno quiere prevenir un levantamiento armado en el 2010 debe erradicar la pobreza y la marginación, atender las demandas sociales de las organizaciones sociales, resolver el problema agrario, porque a 100 años de la Revolución Mexicana las demandas siguen vigentes.

Y con  que “con la represión, el gobierno no resuelve nada, solo provoca a los grupos inconformes” que dicen han empezaron a manifestarse a lo largo y ancho del estado y del país.

Ejercito de Dios

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Ejército de Dios, an organization founded in Chiapas in 2006 as a political-military affiliated with the National Confederation of Farmers, in early August 2009. Its goal is to defend the evangelicals who suffer injustice in the territory and promote sustainable development of the poorest communities in the region. Although its leaders say they haven’t weapons except the Bible is the Word of God, some believe that the organization as a “paramilitary group” expansion and with “allies”, supported by the State Government Juan Sabines.

Ejército de Dios, una organizzazione fondata in Chiapas nel 2006 con una struttura  politico-militare affiliata alla Confederazione Nazionale dei Coltivatori  “campesinos”, ai primi  mesi di agosto 2009. Il suo obiettivo è quello di difendere gli evangelici che soffrono l’ingiustizia nel territorio e promuovere uno sviluppo sostenibile nelle comunità più povere della regione. Anche se i suoi dirigenti affermano di non possedre altre armi diverse dalla Bibbia e dalla parola di Dio, alcuni  paragonano l’organizzazione  ad un “gruppo paramilitare” in espansione e con “alleati” , sostenuta anche dal Governo dello Stato Juan Sabines.

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Lucha Libre

Lucha Libre has identified itself with popular culture to the point of giving into the ring legend and all, the fighters that have written the history of this sport don’t represent a psychedelic figure, the mask represents the character of the fighter drawing a profile of true heroes. The pay stinks, the pace is exhausting, the spectacular takings body to body simulate a perfect theatrical work. The Free Fight is considered as the 1° sport of Mexico spread in the whole Latin America, behind the great history of the “Lucha Libre”  there’s the life of the fighters,  men and women heroes of the sport and in the life.

La Lucha Libre Messicana giunge al suo 75° anniversario grazie ad una piena identificazione nella cultura popolare a tal punto che la stessa si riflette sul ring durante i combattimenti. I lottatori che hanno scritto la storia di questo sport non rappresentano una figura psichedelica ma per l’immaginario collettivo quella di veri e propri eroi. La paga è minima, gli allenamenti estenuanti, le spettacolari prese corpo a corpo simulano una perfetta opera teatrale. La Lucha Libre è considerato come il 1° sport rappresentativo del Messico esteso in tutto il Latino America, dietro la grande storia della Lucha Libre c’e la vita dei lottatori, degli atleti, uomini e donne eroi nello sport e nella vita.

Travel

The private bus line ADO, OCC  is the most impor-line for public transport in Mexico, come on all the important locations, sometimes travels through difficult paths, just to cover the service in those remote locations. During a long journey you can find many situations, pleasant and unpleasant experiences that help you understand that often it depends on many consequences, for example, return from travel in the east of the Chiapas, after visiting the first self-sustaining rural towns called “Nuevo Juan de Grijalva” along the back I had my first experience dangerous. The bus on which I traveled had an accident, the vehicle sank in a stretch of road broken by rain,all night waiting for help,have the opportunity to make some photos.

La linea di bus privato ADO, OCC  è il più importante servizio privato per il trasporto pubblico esistente in Messico, copre  tutti i luoghi importanti, viaggia attraverso percorsi comodi ed a volte difficili, su sentieri toruosi ed inaccessibili solo per coprire il servizio in alcuni  luoghi remoti. Durante un lungo viaggio si puo’  godere della bellezza dei paesaggi, ma anche vivere  esperienze  spiacevoli che ti aiutano a capire che spesso tutto genera molteplici conseguenze. Per esempio, di ritorno da un viaggio nella parte orientale del Chiapas, dopo aver visitato la prima citta’ rurale autosostenibile  chiamata ” nuevo Juan de Grijalva “   ho avuto la  prima esperienza pericolosa. L’autobus nel quale  ho viaggiato ha avuto un incidente, il veicolo è affondato nel fango in un tratto di strada interrotto dalla pioggia, aspettando per tutta la notte l’arrivo dei soccorsi ho avuto l’occasione ti scattare qualche foto.