Cañón p r o j e c t - Archivio per il tag 2011

Exhibition R e t r a t o s – Rurales

Photo Exhibition “Retratos Rurales” by Mauro Cornti at “Planetario casa de Ciencia y Cultura Universal” Tapachula-Chiapas-Mexico from August 6-2011

Rapida Food

Rapida Food on Vimeo

The Chain

Mauro took part last project curated by Pilkington, responded to the title set by Matt Eich:

‘The Chain’ is the latest project curated by Stuart Pilkington, (curator of The Alphabet Project What is England? and the 50 States Project).

Stuart invited 107 photographers from around the globe to participate in the project at the beginning of 2011.

And in February 2011 each photographer submitted a title/instruction to inspire a photograph by another person in the project. The photographers were connected like links in a chain. They were asked to respond to the title set by the person directly behind them. The title they set was directed to the photographer directly in front of them.

For example, Elizabeth Gordon responded to the title set by Andrea Chu. Hiroshi Watanabe responded to the title set by Elizabeth Gordon. Harry Borden responded to the title set by Hiroshi Watanabe. And so on and so on.

By 18th June 2011 all 107 photographers submitted their photographs and at the end of June all the images were published on the Chain website. Please click here to see all the images that have been submitted.

photo by Mauro Corinti (set by Matt Eich) ‘Encapsulate the feeling of unconditional (or dysfunctional) love in a still photograph




“EZLN” Peace March

7 maggio 2011, San Cristobal de las Casas, Chiapas
Dopo 8 anni gli zapatisti tornano a sfilare in 20/30.000 per le strade di San Cristobal, come risposta all’appello lanciato da Javier Sicilia e dalla Red por la Paz y la Justicia e per aderire alle mobilitazioni di questi giorni contro la “guerra di Calderόn”. Una marcia silenziosa, imponente che ha bloccato la città. Ad aprire il lungo corteo c’erano tutte le comunità indigene del chiapas giunte all’alba .

May 7, 2011, San Cristobal de las Casas, Chiapas
After 8 years the Zapatistas to return 20/30.000 paraded in the streets of San Cristobal, in response to the call made by Javier Sicilia and Red por la Paz y la Justicia and join the protests in recent days against the “war of Calderόn. A silent march, which blocked the impressive city. To open up the long line were just classmates and her companions arrived at dawn from their communities.

Interview by Luca Ciambellotti

EL MIRADOR: OSTINATO NON RIEDUCABILE. INTERVISTA A MAURO CORINTI,

di Luca Ciambellotti

Pensi sia più facile lavorare all’estero che in Italia?

Credo sia difficile lavorare in generale! In Italia la questione si complica quando si cerca di proporre qualcosa di nuovo. Il Paese è ancora in una fase transitoria, con l’editoria a cavallo fra cartaceo e multimediale; si fatica a smuovere quel meccanismo di giornalismo partecipativo capace di sostenere finanziariamente progetti fotografici indipendenti. Il panorama fotografico italiano è talentuoso e giovane, nonostante l’insieme dei meccanismi selettivi che generano una catena infinita di ostacoli che ogni fotografo deve essere in grado di superare per continuare nel proprio lavoro. All’estero il metodo di valutazione è differente, forse meno superficiale… Resta sempre complicato competere e inserirsi professionalmente, tuttavia sono riuscito a ritagliarmi un mio spazio nell’editoria messicana ed è stato soprattutto gratificante offrire un’interpretazione personale nella quale gli editori si sono riconosciuti.

L.C: Mauro Corinti, trent’anni, abruzzese di nascita, studi di fotografia a Roma e attualmente diviso tra l’Italia e il Messico per un progetto, come dici tu, di “lunga durata”. Come è stato fotografare per Voices from Italy la tua terra d’origine in un momento in cui la tua attività professionale si svolge soprattutto in Messico?

M.C: In verità sono nato e cresciuto in una piccola frazione nelle Marche, a pochi chilometri dall’Abruzzo. Da casa riuscivo a vedere i rilievi delle montagne Gemelle e la catena montuosa del Gran Sasso all’orizzonte. Un territorio affascinante, simile a un paesaggio alpino che degrada fino al mare, mescolandosi con le Marche e generando lungo quella linea immaginaria una sorta di tradizione comune, tipica delle realtà di confine. Alla fotografia invece mi sono avvicinato dopo aver lavorato per alcuni anni a progetti nei settori dell’immigrazione e del disagio sociale a Roma e nel bolognese. Solo dopo quest’esperienza ho avuto l’esigenza di uno sfogo, di dominare le emozioni o semplicemente quella sensazione chiamiamola di burnout. Dopo gli studi alla Scuola Romana di Fotografia ho deciso di pianificare un viaggio lontano da tutto quello che già conoscevo, una sorta di master intensivo e così è nato il progetto in Messico.
Per quanto riguarda invece il progetto Voices per la regione Abruzzo, proposto dal collettivo MICRO, ho accettato subito con molto entusiasmo e una sincera voglia di riscoprire il mio paese, sviluppando una visione fotografica specifica di una regione che stava appena uscendo dal dramma del terremoto. Per me la parte più complicata senza dubbio è stata trovare, fra i temi assegnati, una linea guida che non cadesse nel banale, perché credo che il compito di un osservatore attento sia proprio di trovare una chiave di lettura, una giusta interpretazione.

Lasciare l’Italia è stato un impulso o una scelta professionale ragionata? E in Messico a cosa stai lavorando?

Le scelte impulsive in qualche modo avviano quel meccanismo che obbliga a riflettere per trovare una soluzione utile, dunque sono passato dall’impulsività a una soluzione ragionata. Il progetto in Messico è stato ispirato dal desiderio di realizzare un lavoro indipendente su un Paese che suscita in me da sempre grande curiosità. Ho iniziato a scavare per conoscerlo meglio. Il Messico è considerato uno dei classici luoghi “complicati” fotograficamente parlando, ultimamente anche a causa dell’incredibile ondata di violenza generata della guerra tra i cartelli della droga nel nord del Paese, ma anche e soprattutto per una mala reputazione che con il tempo ha associato il mezzo fotografico a un concetto scomodo e pericoloso, dunque il paese non si lascia scoprire molto volentieri. Ho scelto quindi di lavorarci partendo dall’inizio, ovvero dallo Stato del Chiapas, conosciuto forse solo per i movimenti militarizzati delle EZLN e per le numerose comunità indigene Maya presenti. Ho trascorso gli ultimi due anni collaborando con diverse riviste e quotidiani messicani, alcune testate italiane, trattando e proponendo temi d’attualità. In costante evoluzione e ricerca fotografica mi sono sforzato di delineare i contorni e il carattere della regione, e posso dire con soddisfazione di essere giunto quasi alla conclusione di questo lungo ed estenuante lavoro.

Che importanza ha il reportage nel tuo lavoro, come lo vedi e come lo vivi?

Il reportage rappresenta un efficace linguaggio in continua evoluzione stilistica. Nel lavoro lo vivo in maniera positiva, grazie anche alle numerose applicazioni che abbiamo a disposizione oggi offre davvero la possibilità di produrre e proporre documentari di qualità.


Vorrei che mi dicessi, anche attraverso una metafora, cosa è per te la fotografia…

Passione e testardaggine! Credo siano sufficienti questi due termini, dove la passione sta per l’anima che ti spinge ad avvicinarti a questo mestiere, accettando spesso tanti, troppi compromessi e la testardaggine per l’incorreggibile ostinazione che continua a spingerti in questa direzione.

Il progetto Voices from Italy si è da poco concluso con la pubblicazione della sezione dal tema: “The Italian Miracle” di cui tu, per l’Abruzzo, hai dato un’interpretazione velatamente ironica: la sede di un partito politico, la Lega nord, ospitata in un container. Suggestivo come miracolo italiano, non trovi?

Da troppo tempo l’Italia è l’interpretazione velatamente ironica di se stessa. Assistiamo quotidianamente alle contraddizioni di una politica teatrale proiettata in mondovisione senza la minima vergogna. Ho scelto quella foto perché oltre a rispecchiare l’animo spartano della Lega nord rappresenta anche il paradosso della crescita del consenso elettorale nel centro-sud italia: sostegno a progetti “italici” per l’indipendenza padana; un partito italiano secessionista che riesce a riunire e rappresentare la maggioranza del paese!

Latin American photojournalists

Mauro has been accepted as a member the social network of Latin American photojournalists “Nuestra Mirada”.

The network of Latin American photojournalists
We have created a social network for Latin American professional photojournalists, a place to meet, share ideas and work. A place to talk about the anxieties and pains, but also to celebrate the vitality of our culture. And of course, to see good photography. Nuestra Mirada is largest network of photojournalists in Latin America, it has over 1600 members from all countries of the region. Publishes the work of its members and provides a forum for the exchange of information and knowledge. From January 2010 published a magazine with the best of Latin American photography. It was founded in 2008 with the assistance of the Knight Center for International Media at the University of Miami.

Mauro è ora membro della rete sociale di fotogiornalisti latino-americani.

“Nuestra Mirada” ha creato una rete sociale per fotogiornalisti professionisti presenti nel territorio Latinoamericano, un luogo per incontrarsi, condividere idee e lavoro. Un luogo per parlare di ansie e dolori, ma anche per celebrare la vitalità della nostra cultura, e naturalmente per  vedere una buona fotografia. Nuestra Mirada è la più grande rete dei fotogiornalisti in America Latina, che ha oltre 1600 membri provenienti da tutti i paesi della regione. Pubblica il lavoro dei suoi membri e fornisce un forum per lo scambio di informazioni e conoscenze. Da gennaio 2010 ha pubblicato una rivista con il meglio della fotografia latinoamericana. E ’stata fondata nel 2008 con l’assistenza del Centro per Knight International Media presso l’Università di Miami.


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