Cañón p r o j e c t - Archivio per il tag curiosity
Voicesmag # 2 issue
Il secondo tema; “Ragioni per restare in italia”
“Un italiano su tre vuole vivere all’estero”. Lo afferma un ritaglio di giornale sul frigo di casa mia. Non ho idea del perché sia lì, né chi lo abbia messo, eppure lo tengo a testimoninza di un desiderio, quasi un monito, che rinnovo quotidianamente. Perché vogliamo andare via dall’Italia? perché vogliamo rimanere? Le risposte in entrambe i casi hanno il sapore del luogo comune, tanto plausibili quanto discutibili e neanche troppo dissimili da quelle di francesi, svizzeri o albanesi (..per citare a caso). La convinzione è che all’estero si vive meglio. Quale sia questo estero e cosa sia meglio, è tutto da stabilire.
Ragioni per restare è il tema di questo numero di Voices e, ritagli di giornale a parte, ci è sembrato interessante poterlo rappresentare fotograficamente chiedendo ai partecipanti un contributo. Un sondaggio che si occupa di Italia e di italiani, voluto non per stimolare un senso di appartenenza o di orgoglio nazionale, ma per raccontare scelte di vita proprie o altrui. Un tema che ha generato rinunce, difficoltà e silenzi tra i fotografi invitati, per questo nel mostrarvi le immagini vi chiedo: quali le ragioni per andarsene? …e aspetto le foto.
Voicesmag # 1 issue
Uno dice famiglia – niente più – solo famiglia, lo dice a una schiera di fotografi professionisti invitati a partecipare e attende una risposta. Immagina legami di sangue, rapporti di convivenza, discendenza e appartenenza; immagina amore e dolore. Loro, gli interpellati, rispondono con fotografie di una quotidianità rassicurante. La famiglia, nonostante tutto, conserva la sua accezione positiva, priva di ombre e di inquietudini da cronaca nera e si racconta attraverso lenzuola di lino e borotalco, anziane signore e vecchi ricordi, panni al sole e tavole apparecchiate. Una felice varietà di interpretazioni che premia chi guarda, costringendolo ogni tanto – solo ogni tanto – a funamboliche riflessioni sull’idea di famiglia.
Exhibition R e t r a t o s – Rurales
Photo Exhibition “Retratos Rurales” by Mauro Cornti at “Planetario casa de Ciencia y Cultura Universal” Tapachula-Chiapas-Mexico from August 6-2011
The Chain
Mauro took part last project curated by Pilkington, responded to the title set by Matt Eich:
‘The Chain’ is the latest project curated by Stuart Pilkington, (curator of The Alphabet Project What is England? and the 50 States Project).
Stuart invited 107 photographers from around the globe to participate in the project at the beginning of 2011.
And in February 2011 each photographer submitted a title/instruction to inspire a photograph by another person in the project. The photographers were connected like links in a chain. They were asked to respond to the title set by the person directly behind them. The title they set was directed to the photographer directly in front of them.
For example, Elizabeth Gordon responded to the title set by Andrea Chu. Hiroshi Watanabe responded to the title set by Elizabeth Gordon. Harry Borden responded to the title set by Hiroshi Watanabe. And so on and so on.
By 18th June 2011 all 107 photographers submitted their photographs and at the end of June all the images were published on the Chain website. Please click here to see all the images that have been submitted.
photo by Mauro Corinti (set by Matt Eich) ‘Encapsulate the feeling of unconditional (or dysfunctional) love in a still photograph
Interview by Luca Ciambellotti
EL MIRADOR: OSTINATO NON RIEDUCABILE. INTERVISTA A MAURO CORINTI,
Pensi sia più facile lavorare all’estero che in Italia?
Credo sia difficile lavorare in generale! In Italia la questione si complica quando si cerca di proporre qualcosa di nuovo. Il Paese è ancora in una fase transitoria, con l’editoria a cavallo fra cartaceo e multimediale; si fatica a smuovere quel meccanismo di giornalismo partecipativo capace di sostenere finanziariamente progetti fotografici indipendenti. Il panorama fotografico italiano è talentuoso e giovane, nonostante l’insieme dei meccanismi selettivi che generano una catena infinita di ostacoli che ogni fotografo deve essere in grado di superare per continuare nel proprio lavoro. All’estero il metodo di valutazione è differente, forse meno superficiale… Resta sempre complicato competere e inserirsi professionalmente, tuttavia sono riuscito a ritagliarmi un mio spazio nell’editoria messicana ed è stato soprattutto gratificante offrire un’interpretazione personale nella quale gli editori si sono riconosciuti.
L.C: Mauro Corinti, trent’anni, abruzzese di nascita, studi di fotografia a Roma e attualmente diviso tra l’Italia e il Messico per un progetto, come dici tu, di “lunga durata”. Come è stato fotografare per Voices from Italy la tua terra d’origine in un momento in cui la tua attività professionale si svolge soprattutto in Messico?
M.C: In verità sono nato e cresciuto in una piccola frazione nelle Marche, a pochi chilometri dall’Abruzzo. Da casa riuscivo a vedere i rilievi delle montagne Gemelle e la catena montuosa del Gran Sasso all’orizzonte. Un territorio affascinante, simile a un paesaggio alpino che degrada fino al mare, mescolandosi con le Marche e generando lungo quella linea immaginaria una sorta di tradizione comune, tipica delle realtà di confine. Alla fotografia invece mi sono avvicinato dopo aver lavorato per alcuni anni a progetti nei settori dell’immigrazione e del disagio sociale a Roma e nel bolognese. Solo dopo quest’esperienza ho avuto l’esigenza di uno sfogo, di dominare le emozioni o semplicemente quella sensazione chiamiamola di burnout. Dopo gli studi alla Scuola Romana di Fotografia ho deciso di pianificare un viaggio lontano da tutto quello che già conoscevo, una sorta di master intensivo e così è nato il progetto in Messico.
Per quanto riguarda invece il progetto Voices per la regione Abruzzo, proposto dal collettivo MICRO, ho accettato subito con molto entusiasmo e una sincera voglia di riscoprire il mio paese, sviluppando una visione fotografica specifica di una regione che stava appena uscendo dal dramma del terremoto. Per me la parte più complicata senza dubbio è stata trovare, fra i temi assegnati, una linea guida che non cadesse nel banale, perché credo che il compito di un osservatore attento sia proprio di trovare una chiave di lettura, una giusta interpretazione.
Lasciare l’Italia è stato un impulso o una scelta professionale ragionata? E in Messico a cosa stai lavorando?
Le scelte impulsive in qualche modo avviano quel meccanismo che obbliga a riflettere per trovare una soluzione utile, dunque sono passato dall’impulsività a una soluzione ragionata. Il progetto in Messico è stato ispirato dal desiderio di realizzare un lavoro indipendente su un Paese che suscita in me da sempre grande curiosità. Ho iniziato a scavare per conoscerlo meglio. Il Messico è considerato uno dei classici luoghi “complicati” fotograficamente parlando, ultimamente anche a causa dell’incredibile ondata di violenza generata della guerra tra i cartelli della droga nel nord del Paese, ma anche e soprattutto per una mala reputazione che con il tempo ha associato il mezzo fotografico a un concetto scomodo e pericoloso, dunque il paese non si lascia scoprire molto volentieri. Ho scelto quindi di lavorarci partendo dall’inizio, ovvero dallo Stato del Chiapas, conosciuto forse solo per i movimenti militarizzati delle EZLN e per le numerose comunità indigene Maya presenti. Ho trascorso gli ultimi due anni collaborando con diverse riviste e quotidiani messicani, alcune testate italiane, trattando e proponendo temi d’attualità. In costante evoluzione e ricerca fotografica mi sono sforzato di delineare i contorni e il carattere della regione, e posso dire con soddisfazione di essere giunto quasi alla conclusione di questo lungo ed estenuante lavoro.
Che importanza ha il reportage nel tuo lavoro, come lo vedi e come lo vivi?
Il reportage rappresenta un efficace linguaggio in continua evoluzione stilistica. Nel lavoro lo vivo in maniera positiva, grazie anche alle numerose applicazioni che abbiamo a disposizione oggi offre davvero la possibilità di produrre e proporre documentari di qualità.
Vorrei che mi dicessi, anche attraverso una metafora, cosa è per te la fotografia…
Passione e testardaggine! Credo siano sufficienti questi due termini, dove la passione sta per l’anima che ti spinge ad avvicinarti a questo mestiere, accettando spesso tanti, troppi compromessi e la testardaggine per l’incorreggibile ostinazione che continua a spingerti in questa direzione.
Il progetto Voices from Italy si è da poco concluso con la pubblicazione della sezione dal tema: “The Italian Miracle” di cui tu, per l’Abruzzo, hai dato un’interpretazione velatamente ironica: la sede di un partito politico, la Lega nord, ospitata in un container. Suggestivo come miracolo italiano, non trovi?
Da troppo tempo l’Italia è l’interpretazione velatamente ironica di se stessa. Assistiamo quotidianamente alle contraddizioni di una politica teatrale proiettata in mondovisione senza la minima vergogna. Ho scelto quella foto perché oltre a rispecchiare l’animo spartano della Lega nord rappresenta anche il paradosso della crescita del consenso elettorale nel centro-sud italia: sostegno a progetti “italici” per l’indipendenza padana; un partito italiano secessionista che riesce a riunire e rappresentare la maggioranza del paese!
Work in Progress Mexico 2010
Work in Progress “Portrait y Documental” Taller fotogràfico impartido por los fotògrafos, Nabor Yanez (Mexicano) y Mauro Corinti (Italiano)
El objetivo del curso es ofrecer un conocimiento basico del medio fotografico y estimular una mejor producion con nuevas ideas del lenguaje visual y el desarrollo fotográfico de los alumnos. Todos los aspectos de “ser un fotógrafo” será cubierto en un ambiente íntimo a lo largo de las 20 horas del taller. Se trabajara intensamente en la creación de un portafolio, el desarrollo de habilidades de edición, el aprendizaje en la toma de imágenes en circunstancias difíciles.
Domingo 5 a Miercoles 15 de Diciembre
duraciòn de 20 horas
20 a 23 pm
coffe break
cupo limitado a 12 personas
Av.Circunv.Tapachula n°339 – col. Moctezuma
Tuxtla Gutiérrez, Mexico
informes e inscripciòn: (044) 961 1944908 – 961 2152731
Corso fotografico a cura di Nabor Yanez e Mauro Corinti
Work in Progress “Portrait y Documental” 5-15 de Diciembre , l’incontro come obiettivo ha quello di offrire un conoscimento basico del mezzo fotografico, stimolando una migliore produzione con nuove idee nel linguaggio fotografico . Tutti gli aspetti dell’ essere fotografo saranno svelati in un ambiente intimo durante le 20 ore di corso, lavorando intensamente nella ideazione e produzione di un Portfolio personalizzato, sviluppando abilità nell’editing e nello scatto di immagini in circostanze difficili.
Paratissima2010
PARATISSIMA 2010, From 3 to 7 November, San Salvario – TURIN- Italy
For the sixth consecutive year, Gruppo Para, in collaboration with the association Ylda, is organising a collective exhibition for young artists one of the main events of “Contemporary Art”. Paratissima 2010 will take place from 3 to 7 November, and like the previous year, will be hosted in the San Salvario quarter of Turin.
The sixth edition of Paratissima, the “happening” exhibition of contemporary art, is dedicated to analogies between the kitchen, the “laboratory” of the house and the multiethnic area of San Salvario.
Just as the kitchen is an area for discovering new pleasures as well as the conservation and preparation of food, so San Salvario is the location for creative and artisan activities and the forms a framework for emerging talent.
In 2009, Paratissima came of age, 375 artists, 76 events, 39 private sponsors and 69 businesses of San Salvario were involved, to which must be added 43 non-commercial spaces transformed into locations for exhibitions. The number of visitors was estimated at 40,000.
This year, Paratissima 2010 will again repeat its role as the alternative event to ARTissima, offering a place for young talent, artists not yet established, to exhibit, spiced up with DJ sets, food, drink and live performances. Paratissima utilises various locations in San Salvario, from local bars, businesses and appartments to public spaces. The artists, from around the world, can exhibit their own work with the sole condition that they respect their host location.
Given the nature of the event, its aims, participants and regional collaboration, it will be supported by the Region of Piemonte, the City of Torino and Circoscrizione 8 (the quarter of San Salvario), it forms part of the calendar of Contemporary Arts Torino Piemonte and the Torino Youth European Capital, and is also assisted by the Camera di Commercio, by the Fondazione per l’Arte della FCRT, the Compagnia di San Paolo and by various private sponsors.
For the sample, we have the following artists who have participated in Revelados with their respective series:
Alicia Mesonero-Romanos, Ana Carla Martínez, Jesús Calero, Patricia Arnaiz, Alejandro Corbí, Frano Prochazka, Lorenzo Anceschi, Silvana Scuisatto, Luz Momediano, Laura F. Izuzquiza, Francesca Anita Modotti , Tito Gargamelli, Álvaro Leco, Manuel de Teresa, EzioD’Agostini, Mauro Corinti, Thomas Marroni, Alessandro Fascini, Laura Chacón, Marta Anglada, Aëla Labbé, Joana Queiroz, Massimiliano Perasso, Debora Barnaba.
The Maya Code
The Maya were obsessed with time. The whole territory of the Maya, with its hundreds of stone city can be classified as a huge monument in close relation with time. On the walls surrounding the fields for playing “pelota”, the temples, lintels, carved panels and even the shells on jade – used in great abundance – the Maya for a period spanning about 1000 years, they recorded their dates do not just arrived at the conclusion of the work, or they recorded some event in celebration of the past.
Why the Maya had this obsessive concern for time?
The Mayans believed that time was cyclical. And that the same influence and the same consequences as a repetition in any given period in history.
I Maya erano ossessionati con il tempo. L’intero territorio dei Maya, con le sue centinaia di città di pietra può essere classificato come un enorme monumento in stretta relazione con il tempo. Sulle pareti che circondano i campi del gioco della “pelota”, i templi, architravi, pannelli intagliati ,sulla giada. I Maya per un periodo che abbraccia circa 1000 anni, hanno registrato le loro date per celebrare qualche avvenimento del passato.
Ma perchè i Maya avevano questa ossessiva preoccupazione per il tempo ?
TAU Visual Prize
The “Pandillas de Chiapas“project was published in book Premiofotografico, the book of the second edition of PremioFotografico: a book of 579 pages, hundreds of images, size 15×21cm bound in hard back. The book is distributed free to advertising agencies, media groups, agents, gallery owners and critics, as well as the winners placed in categories: authors who have had a placement (winners of the 5 areas, authors placed 1, 2 and 3 in 20 categories , and 1, 2 and 3 in the “new proposals”)












